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Daniela, in arte Mietta

E’ una sera del 1989, milioni di Italiani si godono la tv a tubo catodico comodi sui loro divani.
Rai 1, sul palco di Sanremo si esibisce Daniela, in arte Mietta, con “Canzoni”.
Vince, nella categoria “Nuovi”. La sua carriera da cantante lascia il segno nella musica italiana e la porta a conseguire 5 dischi di Platino e 3 Telegatti.

“Vattene Amore” è la canzone di Mietta forse più presente nelle nostre playlist.
Ma Mietta non è solo cantante e autrice, la sua storia professionale passa anche da cinema, televisione e radio.

Nel 1997 prende parte alla serie televisiva La Piovra 8 – Lo scandalo con Zingaretti e Bova. Nel 2011 scrive il suo primo romanzo, “l’albero delle Giuggiole”, a cui seguono 2 audilolibri.

Nella vita privata è mamma di Francesco, classe 2010, e, da quanto ci ha raccontato, ha un rapporto conflittuale con i parcheggi in città…

Due soli, il video

1989, il secondo anno in cui Mietta partecipa a Sanremo, vince nella categoria “Nuovi” con Canzoni.

Città intelligente? Per Mietta dovrebbe essere…

Anni ’80, inizia la tua carriera: telefoni in bachelite, cabine telefoniche a gettone, più negozi di quartiere che supermarket.
Quali sono le 3 cose che ti mancano di più delle città di quegli anni?

(La risposta è una risata nostalgica) Mi manca tutto.

Ok, dài, sto scherzando. Ma a livello emotivo, mi spiace che non ci siano più i telefoni a gettone: mi facevano tenerezza anche all’epoca. E mi mancano le lettere, quelle di carta, spedite in posta.
Certo, le e-mail sono un’altra cosa e le uso anche io, ovviamente.
Ma quando si tratta di dire qualcosa di bello e di poetico, vorrei farlo o riceverlo con una lettera.

Come pensi debba essere la città del futuro per essere smart?

Deve risolvere seriamente il problema del parcheggio.

Abito a Milano e, per questo motivo, prendo un sacco di multe. Un’altra cosa che mi immagino è un modo di far la spesa che stia a metà tra l’andare nei grandi supermercati, che ti porta via tempo, e la spesa online, che non mi convince.
A quanti capita di andare al super, fare una megaspesa e, tornando a casa, scoprire di non aver preso un’ultima cosa?
Ecco, vorrei una soluzione a questo problema che non mi costringa a tornare al super.

E poi vorrei trasporti intelligenti e fantasiosi. Penso ai treni, e a vetture dove ci siano un parrucchiere, una manicure, o dove si possa giocare a domino o a Monopoli. Sarebbe un modo divertente per incontrarsi e conoscersi evitando le telefonate degli altri. Detesto, quando sono in viaggio, sentire gli altri che urlano nei telefoni i cavoli propri.

Da quel che dici sembri volere una smart city fatta di contatti umani…

Sicuramente sì.
È vero che se penso alle città del futuro mi vengono in mente sopraelevate, strade velocissime, auto in volo, scenari alla Blade Runner.

Ma ciò che desidero davvero è non perdere il contatto umano.
Anche io sono sui social network, il mio mestiere mi impone di esserci. Eppure credo che sia diventato una specie di telegiornale in cui le notizie si mescolano ai fatti degli altri. Può essere divertente, ma ho l’impressione che alla lunga ti isoli. La mia città smart deve fare in modo che questo non accada.

A proposito del tuo mestiere: a musica è al centro della nostra vita. Gli artisti la suonano per strada; gli uomini d’affari, i ragazzi, i cittadini la la ascoltano nelle loro cuffiette e nelle loro auto mentre attraversano le strade. Che ruolo potrebbe avere la musica per rendere più smart le città?

Fortunatamente la musica non manca; anzi, è molto più ascoltata o vista grazie alle nuove tecnologie. Però, anche a costo di passare per antiquata, non posso non vedere che ma si è perso il desiderio di viverla insieme. Il meccanismo è: io ascolto la mia musica, la metto sui social e dico a chi mi segue «ascoltate».
E magari, dall’altra parte dello schermo, c’è un ragazzino che da solo se l’ascolta. Ecco perché metterei musica dappertutto, per esempio al supermercato mentre fai la spesa ma con un gruppo che la suoni dal vivo. È un’arte che muove sentimenti importanti, e che migliora la vita. Vorrei fosse insegnata di più nelle scuole per avvicinare i bambini all’arte, al bello, all’educazione, a non ghettizzare nessuno, a partire dai disabili.

Nel trasformare le città in luoghi più intelligenti, la tecnologia è centrale. Tu che rapporto hai con la tecnologia?

Lo confesso: non ho un buon rapporto.
Ok, uso il computer, so come mandare un file, uso le mail. Ma sullo smartphone, per esempio, non sono certo come i ragazzi che con due dita volano sulla tastiera. Naturalmente vedo quale aiuto la tecnologia può potenzialmente dare a tutti noi.
Guardo mio figlio, 5 anni e mezzo e già pronto all’uso dell’iPad. A quel punto è necessario intervenire affinché il suo utilizzo sia giusto ed equilibrato.
Per esempio, usare la tecnologia per spiegare che c’è un mondo fatto di cose tangibili gli alberi, le stelle, il cielo, il mare e i profumi. Cose che stimolino le emozioni per non avere bambini anaffettivi e chiusi in se stessi. La comunicazione digitale di iniziative come i flash mob, per esempio, aiuta a tenere vive le emozioni. Ecco, una città intelligente dovrebbe unire le persone come fossero figli dei fiori tecnologici, portando magari tremila persone per strada a incontrarsi e a ballare. E non solo a stare su un computer.

Da mamma, quali sono le tre caratteristiche che dovrebbe una città a misura di bimbo?

Mezzi pubblici efficienti, per portare bambini in giro con comodità.
Poi, tutelare anche economicamente le mamme sole. Infine, una città che aiuti i bambini a scoprire l’arte, la musica e il senso civico.
L’imprinting arriva intorno ai 5, 6 anni di età, ed è quello il momento in cui agire per avere cittadini migliori in futuro.

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Valerio

 

Serata del 2015, milioni di italiani sono sul divano davanti alla Tv come nel 1989.
E come allora, sul palco c’è un componente della famiglia Miglietta.
Questa volta è Valerio, fratello di Daniela, e la trasmissione è The Voice of Italy edizione 2015.
Valerio passa le blind e entra nel team Pelù.

Che rapporto avrà Valerio con i parcheggi in città?

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