Abbiamo incontrato l’inventore del Web. Ci ha detto che il futuro si chiama libertà.

Quella cosa che usiamo tutti i giorni e che ormai diamo per scontata – come l’acqua dal rubinetto, o la luce dopo il click sull’interruttore – non è nata dal nulla. Quella cosa che usiamo tutti i giorni – il World Wide Web, detto anche WWW – è stata inventata da un signore di nome Tim Berners-Lee.

Inglese, 60 anni, fisico di formazione e informatico di professione, è l’uomo che nell’ottobre del 1990, al Cern di Ginevra, ha trasformato la rete in quella che è oggi. Perché la rete esisteva già, ma era un legame tra singoli computer e non un dedalo universale. Non era, per usare le parole dello stesso Berners-Lee, «quella piattaforma su cui ciascuno nel mondo può far accadere qualcosa».

Una piattaforma libera

Quella piattaforma che Berners-Lee ha pensato e realizzato, aiutato da decine di altri scienziati in vari angoli del mondo, è ancora oggi la miglior espressione del concetto di libertà.

Parola chiave nella storia, idea filosofica, naturale traguardo verso cui corre l’indole umana, libertà è anche il focus su cui si incardina il nuovo corso di Tim, di cui abbiamo parlato scoprendo come un piccolo pezzo di Roma diventerà una Smart City. Un pezzo di quel nuovo corso è proprio Tim Berners-Lee.

Ora, si potrebbe sorridere ironicamente sulla scelta dell’ex Telecom Italia di chiamare come testimonial del nuovo marchio un uomo di tecnologia che porta lo stesso nome: Tim. Ma superate le ironie, la vicinanza tra «il» Tim e «la» Tim è sostenuta proprio dalla parola «libertà». L’azienda vuole smettere di essere solo un operatore telefonico, e punta a diventare un portatore di servizi di connessione a tutto tondo. Connettersi vuol dire comunicare, e comunicare è espressione di libertà.

Tim Berners-Lee, come abbiamo accennato, è colui che ha permesso a tutti di salire sulla piattaforma www e di dare il proprio apporto creativo. Nell’inventare il Web era totalmente libero, privo di scopo se non quello di permettere agli altri di far accadere qualcosa, senza immaginarne le sembianze. Un sito, un e-commerce, un modo diverso di telefonare; cose che non erano nella sua testa se non in un modo: andate, e fate.

Icona, ma non troppo

È un’icona, Berners-Lee. Il mondo tech, si sa, non ne è avaro: Steve Jobs su tutti, e poi Jeff Bezos, Bill Gates, Mark Zuckerberg, la coppia Brin e Page, prima di loro David Filo e Jerry Yang quali inventori di Yahoo. E Marissa Mayer, pur se con i problemi noti a molti.

Berners-Lee, diversamente dagli altri, è molto meno mediatico. Discreto, forse perché britannico, concentrato sul futuro. E molto chiaro nelle risposte che ha dato durante l’incontro con chi ha partecipato all’evento di lancio del nuovo logo Tim, a Roma.
E Futura era lì.

Cosa c’è nel futuro

Futura se lo chiede ogni giorno.
È naturale domandarselo, ed è naturale domandarlo a lui.

La risposta non può essere una fotografia di ciò che sarà, ma solo un’idea ragionevolmente certa. Da un lato, internet continuerà a essere libertà: «Quando siamo sul web siamo noi a scegliere dove andare, e ciò rende importante la capacità di optare per luoghi costruttivi e stimolanti. Luoghi veri». Da un altro lato, il tema centrale saranno «gli open data e la libertà di accesso ad essi e ai contenuti della rete».
Un tema problematico, che spinge a parlare di deep web. E cioè di quei circa 500 miliardi di documenti (questa è la stima) presenti in rete ma quasi irrintracciabili. Quando vengono scoperti, spesso li si usa per fini illegali. La soluzione, per Berners-Lee, è ancora la libertà.

«Bisogna fare in modo di accedervi. Il deep web è ricco di di dati “grezzi”, e se li incroci puoi avere una visione delle cose più vicina alla verità. Per questo spingo sempre i programmatori di siti a diffondere i dati di cui sono in possesso, poiché sono una risorsa anche per altri».

Il prezzo della libertà

Ma qual è il prezzo della libertà in tempi caotici come gli attuali?

La domanda nasce spontaneamente dopo aver sentito un candidato alla presidenza degli Stati Uniti dichiarare che in certi casi internet andrebbe spento per dare più protezione ai cittadini. L’enormità meriterebbe una pernacchia, se non fosse il sintomo di un malessere forse troppo condiviso a livello globale. «Non voglio commentare frasi di politici – dichiara Berners-Lee -, credo invece che le persone vedano anzitutto l’apertura al mondo che ci viene da internet. Puoi aprire un sito in un’ora, e non importa in quale paese sei, da dove vieni. Questa è la parte del che si vede: espressione di cultura e di democrazia. E le persone sanno confrontare queste cose con quanto invece dicono i politici».

Tutto bellissimo, quindi? Nessun rischio per i cittadini? «Certo che no, i rischi non mancano. Penso al cyber terrorismo, contro il quale le forze dell’ordine devono avere gli opportuni poteri di intervento che, però, devono essere attentamente controllati. Devono essere trasparenti e fondati sul principio di responsabilità».

Requisiti essenziali, perché consentono di non giocare la partita tra privacy e sicurezza: «Non dobbiamo essere costretti a scegliere l’una sacrificando l’altra. La questione è più complessa, e parte anzitutto dall’individuare l’area di intervento delle forze di polizia che deve essere garantita e rinforzata dalla legge. Come lo fai, in che modo giustifichi che alcuni aspetti della vita delle persone debbano essere investigati per far fronte alla minaccia terroristica? Il punto da risolvere è questo». 

L’utente prima di tutto

Libertà significa soprattutto che l’utente viene prima di tutto il resto.

Chi usa la rete deve essere a centro della stessa: «I provider, per esempio, devono limitarsi a fornire la rete. A velocità diverse, con differenti gradi di affidabilità, e su questo siamo d’accordo. Ma ciò che non devono avere è un ruolo di qualsiasi tipo legato a ciò che gli utenti utilizzano quando si connettono».

L’utente è al centro anche nella visione di chi sviluppa il web del futuro.
Il discorso cade, giocoforza, sul m
obile: «Negli ultimi anni ha consentito a chi non poteva permettersi un pc di essere comunque connesso. Oggi circa il 60% del pianeta ancora non utilizza internet, ma via via aumenterà il numero delle persone connesse e i dispositivi mobili saranno la piattaforma principale. Ecco perché è importante che gli sviluppatori costruiscano i siti in modo da essere usati con device di ogni tipo, siano essi orologi, telefoni, pc portatili o mega screen».

Come il cielo

Insomma, come sarà il web?

Sarà come lo decideremo noi, giorno dopo giorno. Ma su una cosa Tim Berners-Lee ha granitiche certezze: «Il Web dev’essere come il cielo, senza confini. È questo che le persone si aspettano da Internet».

E tu, cosa aspetti?

 

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