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Dalla telepresenza alla realtà virtuale:
la smart school secondo HP

 

Esclusa l’estate, poteva essere un giorno qualunque scandito da un rituale consolidato.
Al mattino, la scuola; la carta dei libri e dei quaderni, l’ardesia della lavagna, il gesso, la grafite delle matite erano parte della cornice materiale in cui trascorrevano ore non di rado noiose.
Al pomeriggio, la casa e i compiti, un po’ di tv e, per i più fortunati, i primi giochi elettronici su macchine che a qualcuno (non pochi) suscitano nostalgia: Commodore, Atari, Sinclair.
A nessuno poteva venire in mente che il gioco sarebbe diventato parte integrante dello studio, e che fare i compiti sarebbe diventato un divertimento.

Il merito di questo cambiamento – in pieno corso, e che magari tra vent’anni chiameremo rivoluzione – è della tecnologia. Il suo impatto sull’insegnamento è travolgente: spalanca le porte dell’aula di informatica, dove un tempo si passava qualche ora giusto per obbedire all’obbligo di sentirsi al passo con i tempi, e rende più coinvolgente e proficuo l’apprendimento. In altre parole, cambia la scuola per farne una Smart School.

 

foto_limVantaggi per tutti

 

Tutti pronti a imparare: gli studenti, e gli insegnanti

Le conseguenze per gli studenti sono intuitive: si divertono di più, perché usano strumenti di cui conoscono il linguaggio.
Generazioni di nativi digitali non hanno bisogno di imparare ad usare tablet, computer o smartphone; ciò di cui necessitano è che quei dispositivi siano le auto con cui muoversi sulle strade dell’apprendimento.

In questo caso, a dover imparare sono gli insegnanti, che studiano con sempre maggior frequenza e interesse forme di docenza alternative alla tradizione.

Il valore dei MOOC (Massive Online Open Courses)

Una delle soluzioni più praticate nella Smart School sono i corsi online, in particolare i MOOC, corsi aperti a tutti, gratuiti e diretti a migliorare la propria cultura e le proprie competenze sia in vari campi sia in ambiti specifici. Pur sapendo che i MOOC non potranno mai sostituirsi a scuole o all’università, è indubbio però che il loro ruolo è determinante per allargare la competenze degli studenti, consentendo loro di accedere a didattiche comprovate, testate e ulteriori a quelle offerte dalla loro scuola.


In collaborazione con HP

In aula su un grande schermo, a casa su un tablet: i MOOC incrementano la conoscenza e possono aiutare anche quegli alunni che faticano ad afferrare i concetti subito, dando loro una seconda possibilità.

Inoltre, aiutano gli stessi educatori: ne è un esempio il corso breve offerto dall’Hibernia College di Dublino in collaborazione con HP, con il quale i docenti imparano i dettagli del Programma per la valutazione internazionale dell’allievo (Programme for International Student Assessment, PISA), di matrice europea (OCSE).

Il valore dei corsi online si esprime poi con la telepresenza, vero moltiplicatore di possibilità.
Gli studenti possono assistere alle lezioni delle menti più brillanti del mondo, con sessioni condivise tra più scuole e interazione sui relativi social media.

Appoggiandosi a queste nuove piattaforme, gli alunni di una classe di Torino potranno lavorare a un progetto con i loro colleghi di Londra o di Atene in modo intuitivo, simultaneo e su schermi mirroring. È in tutta evidenza un’enorme opportunità di apprendere gli uni dagli altri.

La tecnologia si muove e si indossa

Il mobile cambia le regole tradizionali

Lo sviluppo del mobile e la sua diffusione (grazie anche a prezzi dei dispositivi sempre più accessibili) sta cambiando le regole tradizionali. In Inghilterra, per esempio, le modalità di confronto One-to-One e l’apprendimento a scuola via BYOD (Bring Your Own Device, cioè sul proprio tablet o computer) sono sempre più diffuse nelle scuole e nelle università. Ciò significa che tutto il mondo può essere la nostra aula: basta un tablet, una fotocamera, un sensore integrato per raccogliere dati e materiali, elaborarli ovunque ci si trovi, fare esercizi. E poi – perché no? – riportarli in classe per discuterne.

La tecnologia si muove, e si indossa. Questo secondo passaggio è più complicato da realizzare, ma certo non impossibile. Se pensiamo alla biometria incorporata, è facile indovinarne subito le applicazioni in sport e biologia, ma può aiutare gli insegnanti a monitorare gli studenti fuori dall’aula, offrendo rapidamente flussi di informazioni o notifiche in tempo reale.

Imparare giocando

Parola d’ordine: gamification

Eccoli, i giochi: la loro forma è la gamification. Parliamo di una tendenza già presente a scuola, dove i metodi di insegnamento e le tecniche di apprendimento si strutturano grazie agli elementi che rendono i videogiochi tanto coinvolgenti.

Gli insegnanti possono usare app presenti sul web (Kahoot, per esempio) per costruire quiz per le proprie lezioni, o per stimolare gli studenti a crearne di propri; altri servizi (ClassDojo) si servono di avatar e di punteggi di feedback per incoraggiare azioni positive e scoraggiarne di negative.

Il plus della gamification è soprattutto uno: l’analisi dei dati, precisa e definita, con la quale gli insegnanti possono monitorare chi sta imparando, cosa apprende, le aree di crescita e i punti deboli. Informazioni preziose, che aiutano a determinare con attenzione le priorità e gli obiettivi di apprendimento futuri.


Hp e Realtà Virtuale:
i Game Changer della scuola

 

HP Sprout

HP Sprout

Lavagne interattive multimediali (LIM), computer portatili, tablet. Se questo è il presente, il futuro della smart school potrebbe passare dalla realtà virtuale. O dalla sua combinazione con la realtà fisica. Recentemente HP ha offerto soluzioni per esprimere la propria visione della cosiddetta blended reality.

Al livello base, c’è un’app: HP LinkReader, realtà aumentata per smartphone e tablet. Chi crea un contenuti su una pagina stampata può incorporarvi un watermark da visualizzare attraverso l’app, attivando così contenuti digitali correlati. Da una spiegazione del classico, eterno teorema di Pitagora si potrebbero lanciare video o dimostrazioni interattive.

Salendo di un gradino, ci spostiamo sul mondo hardware. Sempre HP ha già mostrato come i suoi Monitor Zvr , che esalta l’esperienza virtuale offrendo una naturale interazione con il mondo 3D in modalità stereoscopica, facilitata dall’utilizzo della styluspen in dotazione. Per stare a un esempio, si potrebbe visualizzare il cuore umano, i suoi atrii e ventricoli e tutto ciò che lo costituisce.

C’è poi il computer HP Sprout, studiato per incoraggiare gli studenti a combinare oggetti del mondo reale con materiali digitali attraverso scansioni 2D e 3D, e dove il touchpad può funzionare anche come secondo schermo.

La realtà virtuale si annuncia quindi come il game changer nel mondo scolastico. Si potranno fare gite virtuali nella Roma antica o in un museo parigino, si potranno simulare gli effetti della gravità inferiore sulla luna. O assistere alla lezione di un illuminato docente di Harvard, sentendosi come se ci si trovasse davvero nel campus alle porte di Boston.

Conoscere il mondo sarà ancora più bello

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IN BREVE

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Smart Living

TECNOLOGIA

Hardware, software, Wi-Fi, realtà virtuale, app

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