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Una rete di dispositivi aggiorna la casa: la soluzione D-LINK

 

Entri in casa dopo una giornata di lavoro, magari intensa. È tardi e non hai voglia di cucinare, così chiami il ristorante giapponese per farti portare del sushi o la pizzeria per la classica, italianissima pizza. Oppure apri il forno, e ti gusti la lasagna che hai messo a cuocere nel pomeriggio, mentre stavi lavorando.

Trent’anni fa, una scena del genere non si sarebbe vista nemmeno in Ritorno al futuro: nel 2015 immaginato per Marty McFly c’era solo un forno che idratava una pizza liofilizzata a comando vocale.
Oggi cuocere una lasagna da remoto è una possibilità concreta che dobbiamo allo sviluppo di uno dei settori più vivaci di quelli sui quali si articola l’architettura di una smart city.

In crescita continua

Un dizionario in cui non esiste la parola crisi

DCH-100KT packaging e prodottiQuel settore è la domotica, ambito i cui dizionari non contemplano la parola crisi. I dati raccolti da Assodel ci parlano di un settore con fatturato complessivo di 440 milioni di euro e con circa 100mila abitazioni che ogni anno ricevono interventi di aggiornamento tecnologico.

Le modalità con le quali le case cambiano instradandosi verso il futuro diventando smart home sono, in sostanza, due: la sostituzione degli oggetti obsoleti con altri nuovi e integrati; l’utilizzo di soluzioni che renda domotico ciò che già fa parte della nostra casa.

Meno sforzo, meno costi

Sulla seconda strada si sono mossi alcuni tra i più grandi player del mondo tech, con un obiettivo: mettere la domotica alla portata di tutti, sia sul piano della facilità d’uso sia su quello dei costi da affrontare. D-LINK è tra i più attivi su questo fronte, con un ventaglio di soluzioni – mydlink Home – che vanno dall’entertainment al risparmio energetico, passando dal tema sicurezza.

Il cuore della domotica pensata dall’azienda taiwanese è l’interazione tra diversi tipi di sensori, che azionano vari dispositivi: videocamere, prese elettriche, sensori di movimento, di rilevazione di fumo, di perdite d’acqua, e sensori per porte e finestre. Il sistema è ovviamente integrato, con i componenti in grado di dialogare tra di loro proprio attraverso i sensori, e di comunicare con il padrone di casa e con i suoi dispositivi mobile tramite l’app dedicata.

Smart Plug

È il dispositivo programmato per fare di tutto (DSP-W215). Dialoga con un sensore di movimento, da cui riceve il comando: accendi la luce, fai partire la musica. E dialoga con lo smarpthone inviando le notifiche sullo stato degli apparecchi elettrici e dando informazioni sulle attività che sta per compiere.

Videocamere

Sono le finestre su quanto accade in casa (DCS-935L; DCS-5030L), che poi riportano sul dispositivo mobile. Quando rilevano un movimento possono far suonare una sirena, allertando il vicinato e nel contempo avvisando l’utente in modo che si possa loggare e capire cosa sta accadendo in casa.

Connected Home Hub

È il centro nevralgico mydlink Home (DCH-G020): collega  idispositivi, fa da punto di transito tra le loro «conversazioni» e – non meno importante – assicura il collegamento dei dispositivi medesimi alla rete Wi-Fi.

Tutto da smartphone e tablet

Un dizionario in cui non esiste la parola crisi

Il centro di comando del sistema è l’app mydlink-Home, disponibile per piattaforme iOS e Android. Da lì si comandano le prese elettriche, si impostano i programmi di base, si definiscono le soglie massime dei consumi energetici. È gratuita e non ha costi di gestione.

 Tutto passa quindi dal touch screen del telefono o del tablet: lì è possibile leggere quanto accade in casa, e porre rimedio a eventuali problemi. Per esempio, spegnere le luci se si ha il dubbio – poi verificato – che qualche lampadina sia rimasta accesa: basta un click sull’applicazione; o per chi abbia una coperta elettrica, metterla a scaldare per trovare il doveroso tepore rientrando a casa in una fredda giornata invernale.

 L’app comanda una corposa rete di dispositivi, tre dei quali si propongono come i nodi principali del sistema di domotica targato D-Link: la Smart Plug, i Monitor e il Connected Home Hub. Sono loro a parlare, attraverso il cloud, con i sensori e ad attivarne il funzionamento per proteggere la casa o renderne più comoda la vita al suo interno.


DCH-Z110 ambientataGuardiani e maggiordomi

Motion Sensor (DCH-Z120), Water Sensor (DCH-S160), Siren (DCH-S220), Door/Window Sensor (CH-Z110). Bastano i nomi per capire ciò di cui questi dispositivi sono capaci: rilevare movimenti, fumo e quindi incendi, perdite d’acqua emettere segnali, capire lo stato di porte e finestre. In quest’ultimo caso, però, non si tratta solo di quelle che dividono la casa dall’ambiente esterno.
Il sensore, infatti, può essere collocato anche su antine e sportelli, per esempio quello dei medicinali, piuttosto pericoloso se in famiglia ci sono figli piccoli.

Quanto ai sensori di movimento, non funzionano solo come guardiani ma anche come «maggiordomi»: si entra in casa, loro rilevano la presenza e comandano, per esempio, l’accensione delle luci. Un piccolo gesto, ma significativo per capire quanto comoda e integrata possa diventare la propria abitazione. In altre parole, quanto possa essere smart home. 

 

 

La città è fatta di case
La smart city è fatta di smart home

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IN BREVE

CATEGORIA SMART

Smart Living

TECNOLOGIA

Hardware, software, Wi-Fi, cloud

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